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Alla fine del 1992 giungono, senza preavviso, le dimissioni del Direttore, don Dante Caifa, che ha deciso di rifondare la Cappella Musicale della Cattedrale. La lettera, indirizzata a tutti i cantori, dice a un certo punto:

Accettando il suggerimento che mi è venuto dal Capitolo del Duomo, intendo “fondare” (o, se vogliamo, ‘rifondare’) la Cappella Musicale del Duomo di Cremona. La Cappella del Duomo (mi è stato detto) consentirebbe e garantirebbe una ‘continuità’ al servizio musicale della Cattedrale. Morendo il sottoscritto, il Capitolo stesso darebbe un maestro alla ‘sua’ Cappella […]. La cosa più semplice, dunque, mi pare questa: oggi stesso, con questo scritto, io rinuncio ad essere il Maestro del Coro Polifonico Cremonese. Chi vuol venire con me, nella Cappella Musicale del Duomo di Cremona, si deve impegnare soprattutto nel servizio in Cattedrale nelle feste maggiori dell’anno, come già si sta facendo. Ciò non escluderebbe la possibilità di altre attività extra-liturgiche. A rigor di diritto il Consiglio del Coro Polifonico Cremonese potrebbe continuare a gestire in proprio (senza di me) il Coro Polifonico, oppure dichiararne la fine.

PRIME REAZIONI
Gli articoli di stampa usciti nei giorni successivi sottolineano le conseguenze sull’istituzione:

Don Dante Caifa ha comunicato l’intenzione di modificare l’attuale Statuto. Il Coro Polifonico cambia pelle "titola “la Provincia” del 31.12. 1992 in un articolo che afferma: Don Dante Caifa […] ha comunicato l’intenzione di sciogliere l’attuale formazione, ente dallo Statuto laico e privato, che solo casualmente fornisce un supporto musicale alle celebrazioni liturgiche.

A partire da questa dichiarazione circa il preteso ‘casuale’ supporto alle funzioni liturgiche del Polifonico, che invece aveva addirittura accolto nel 1988 la richiesta del vescovo Assi di prestare servizio liturgico in Cattedrale in un numero definito di festività, parecchie sono le inesattezze, e sarebbe lungo commentarle.


          Il Coro Polifonico non si scioglie ma si frantuma, titola “Mondo Padano” dell’11.01.1993, che riassume la lettera di convocazione dell’assemblea del Polifonico e quella che don Caifa ha fatto pervenire alla medesima (8. 01.1993). In quest’ultima si legge:

Con un gruppo di giovani del Coro, la sera di martedì 5 u. s. ho avuto un incontro abbastanza chiarificatore sulla questione del momento […] In realtà io, con la Cappella, continuerò a far musica come abbiamo sempre fatto, e come del resto piace a voi: cioè faremo i due concerti in Duomo e concerti altrove.

  Se inizialmente sembrava che la Cappella musicale dovesse differenziarsi dal Polifonico per scopo e repertorio, a pochi giorni di distanza la prospettiva appare già mutata. Risulta chiara l’intenzione di don Caifa: continuare lo stesso tipo di attività, sia liturgica che concertistica, con un gruppo, tuttavia, dalla veste istituzionale diversa: non più un’associazione autonoma con un proprio Statuto e con i consueti momenti di incontro e di confronto (assemblee, riunioni del Consiglio, democratiche elezioni del consiglieri), ma un coro dipendente in tutto dal Capitolo della Cattedrale, al quale don Caifa appartiene da anni.
  Una parte del gruppo, addolorata da una decisione inattesa, che non appare chiara nella sostanza e nei fini, non aderisce al progetto: sente il dovere morale di mantenere viva l’associazione con la sua autonomia e la sua significativa storia, e cerca di superare le gravi difficoltà del momento: la mancanza del Direttore, della sala-prove, di una buon numero di cantori, e la cassa quasi svuotata…


IL POLIFONICO C’E’ ANCORA?
   Cominciano a circolare, nel 1993, voci e scritti che non rispecchiano la verità dei fatti o addirittura la contraddicono: chi è rimasto nel Polifonico viene considerato un ‘fuoruscito’, un transfuga. Si tenta, addirittura, di accreditare in ogni modo la definitiva trasformazione del Coro Polifonico in Cappella della Cattedrale, dando per scontato che il Polifonico non esista più. Così nell’articolo titolato Alla Messa d’oro di don Dante presenti 150 coristi (“La Provincia”, 24.04. 1993); così in in Armonie e musica sacra(il nuovo Torrazzo, 27.11.1993); persino una foto del Polifonico in concerto, scattata nel 1991, quindi in un periodo precedente le dimissioni di don Caifa, viene attribuita alla Cappella (“La Provincia”, 18.11.1993, con rettifica - richiesta - il 25.11.1993).
  A dispetto di tutte le previsioni, il Polifonico non si scioglie, non chiude i battenti, ma si ristruttura e presenta, con il nuovo direttore Raùl Domìnguez, una serie di impegnativi programmi.


VERSIONI DISTORTE
   Passano alcuni anni, ma le versioni distorte continuano ad apparire. Anche pubblicazioni per altri versi documentate incappano in sviste rilevanti: è il caso di Adorate Deum – la tradizione della Cappella Musicale della Cattedrale di Cremona, I (1998-202) che, nel capitolo curato da Giovanna Gregori Maris (p. 33) afferma:

Nei primi mesi del 1993, mons. Dante Caifa, […] già fondatore e direttore del Coro Polifonico Cremonese, al momento della diaspora di una parte di quest’ultimo al fine di rifondarsi con un altro direttore e di costituirsi in associazione culturale, pensò di ricostruire la Cappella Musicale della Cattedrale. Anche gli articoli di presentazione del libro ripetono, naturalmente, la stessa versione: “Nel 1993, quando il Polifonico decise di percorrere altre strade, Mons. Caifa rifondò la Cappella Musicale” (“La Vita Cattolica 2, 28.02.2003).

Niente di tutto questo. Il Polifonico era già giuridicamente un’associazione dal dicembre 1984, e non aveva bisogno quindi di alcuna ‘rifondazione’; nessuno decise di percorrere “altre strade” (quali sarebbero?) e la diaspora (termine comunque improprio nel senso di ‘separazione in due parti’) non precedette né causò le dimissioni di don Caifa, ne fu invece la diretta conseguenza.

LA TEORIA DELLE ‘ANIME CONTRAPPOSTE’ E LA VERITÀ DEI FATTI
   Passano altri anni: forse le cose si sono nel frattempo chiarite e la verità degli eventi si è fatta strada. Non è così! Sul finire degli anni Novanta compare, nuova di zecca, una versione dei fatti che rimbalzerà da uno scritto all’altro fino ai giorni nostri: si tratta della teoria delle ‘anime contrapposte’. Accennata in un articolo di “Nuova Cronaca” (23.11.1998), è descritta con dovizia di particolari da Arnaldo Bassini (Strenna A.D.A.F.A. 1999, pp. 226-27):

All’inizio degli anni Novanta […] all’interno del Coro Polifonico si sono manifestate due diverse anime, per certi versi contrapposte. Da un lato chi perseguiva traguardi artistici ambiziosi, che presupponevano l’intensificarsi di turni di prove, e dunque la rinuncia a continuare l’attività da parte di chi aveva impedimenti di carattere personale. Dall’altro lato chi anteponeva ad ogni altra l’attività liturgica del Coro e la volontà di vivere l’esperienza vocale anche come occasione di amicizia, facendo ‘gruppo’. Don Caifa naturalmente stava da questa parte […]. Cogliendo l’impossibilità di far convivere le due anime, don Dante meditò una rinuncia e la realizzazione di un sogno: avrebbe lasciato libero quel Coro Polifonico che lui aveva creato e coltivato con amore, ma nello stesso tempo, con quelli tra i suoi cantori che avrebbero scelto di continuare la loro esperienza con lui, avrebbe ridato vita alla Cappella della Cattedrale.

Pura invenzione. Chi ha vissuto in prima persona le vicende di quegli anni non può far altro che cadere dalle nuvole, perché in realtà non ci sono stati mai contrasti interni circa la natura e l’attività del coro.
   La duplice vocazione del Polifonico - concertistica e liturgica - si è manifestata senza alcuno stridore fin dai primissimi anni, quando si poteva cantar messa in Duomo solo per Natale (a mezzanotte) e in altre rare occasioni di vita parrocchiale, perché alle celebrazioni del Vescovo cantavano i seminaristi. Crebbe, col passar degli anni, la presenza in Duomo del complesso corale fino all’anno 1988 con il vescovo Assi, grazie a un accordo con il Vescovo Assi che prevedeva - come sopra ricordato - la presenza del Polifonico in Cattedrale nelle dodici maggiori feste dell’anno. Nessuno ha mai sollevato obiezioni all’uno o all’altro ambito di attività: alcuni erano meno presenti alle liturgie perché impegnati nel coro della propria parrocchia; nessuno, ma proprio nessuno mancava ai concerti di Natale e della Settimana Santa.
   Volendo utilizzare l’immagine delle due anime, bisogna dire che il primo a possederle entrambe, e in armonia fra di loro, era proprio don Caifa, che le aveva in un certo senso comunicate a tutto il coro e le aveva fatte crescere entrambe nei venticinque anni della sua direzione.
   L’infondata e fantasiosa teoria (in buona fede?) delle ‘anime inconciliabili’ ha avuto purtroppo un’immeritata fortuna: in un articolo de La Scuola Diocesana di musica sacra, Cremona, 2011, p. 38, si legge infatti:


[…] Finché negli anni Novanta, in seno al gruppo vocale, si manifestano due diverse tendenze: chi intende perseguire mete artistiche ambiziose e chi invece privilegia l’aspetto aggregativo e liturgico, vedendo nel coro un’occasione per stringere amicizie e servire la Chiesa. E’ il 1992 e don Dante decide di seguire questi ultimi, rimanendo in tal modo fedele alla sua vocazione sacerdotale […].


   Questo scritto di Elena Miglioli (peraltro mai vista al Polifonico) è citato poi da “Mondo Padano” del 18.12. 2015 nelle pagine intitolate Indimenticato don Dante. La teoria delle ‘anime contrapposte’ è una ricostruzione a posteriori, che inventa di sana pianta situazioni mai verificatesi, sperando forse nella scarsa memoria altrui. Essa vorrebbe dare una plausibile spiegazione alle improvvise dimissioni di don Caifa facendone ricadere la responsabilità su una parte dei cantori, naturalmente quelli rimasti nel Polifonico. Costoro avrebbero lacerato con le loro ambizioni l’unità interna del gruppo, conducendo il Direttore ad una scelta ‘obbligata’, nientemeno che per fedeltà alla propria vocazione sacerdotale…
   Vien da chiedersi: nei venticinque anni precedenti, quando i concerti erano più numerosi delle Messe cantate, don Caifa era stato forse meno fedele alla propria vocazione? E negli anni successivi al 1992 che cosa avvenne all’altra parte del coro, quella cosiddetta dedita all’amicizia e al servizio liturgico? Innanzitutto si assicurò che i concerti continuassero come prima (v. lettera citata dell’8.01.1993), cosa che puntualmente ottenne; poi, nel 1998, dopo la rinuncia di don Caifa all’incarico di Maestro di Cappella, la quasi totalità dei cantori, all’invito personale del vescovo Assi (2.11) e del nuovo Maestro di Cappella Rampi (11.11) rispose … lasciando l’Istituzione.


   Se ancora quanto detto non bastasse a togliere qualsiasi credibilità alla teoria delle ‘due anime in conflitto’ ci si può riferire alle parole stesse di don Caifa, che, nel già citato scritto dell’8.01.1993, così si esprime a proposito del mancato preavviso al coro circa la fondazione della Cappella:

Nella mia ingenuità credevo di darvi una buona notizia […]. Pensavo infatti che il Coro Polifonico potesse passare tutto [sottolineatura dell’autore] a comporre la Cappella del Duomo.

   Poteva aspettarsi una decisione unanime se il gruppo fosse stato lacerato al suo interno su una questione vitale come la natura stessa del coro?

***

   A questo punto si spera risulti chiaro lo scopo di questo ‘intermezzo’: dimostrare non a chiacchiere, ma sulla base di precisi documenti autografi depositati in originale nell’archivio del Polifonico, l’insostenibilità di versioni più o meno fantasiose (o di comodo) relative a vicende risalenti a vent’anni fa, versioni diffuse, scritte e ripetute fin quasi a … farle sembrare verosimili da chi ne aveva qualche interesse. Ma i fatti, come risulta dalla pur parziale documentazione riportata, sono altri: con buona pace di tutti.
   Quello che conta è che l’Istituzione rimane, viva e vegeta, fedele ai suoi principi e ai suoi obiettivi, sempre al servizio della città, della chiesa e della musica.


   La storia dei primi quarant’anni del Polifonico con un ricca documentazione è raccolta nel volume Il Coro Polifonico Cremonese. 1968-2008. Quarant’anni per la musica, Cremona [Fantigrafica] 2008..